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Scialatielli top

Il lime è il grande protagonista.

Veloce veloce appuntiamo la ricetta.

In UK la chiamerebbero the-day-before-the-departure’s-pasta (si vede che sto rileggendo HP in inglese..).

Ingredienti: scialatielli freschi (o pasta fresca, meglio se lunga), gamberi o gamberoni, vino bianco, lime, menta, capperi, 100ml di panna.

First step: fare la polvere di capperi.

La polvere di capperi si usa come il formaggio sulla pasta al sugo, si aggiunge alla fine (ma va fatta prima). I capperi sotto sale vanno lavati, asciugati bene e infornati a 80° per un’oretta. Devono diventare duri come pallini. Anche dentro devono seccare (se non siete sicuri fate una prova prima). Poi bisogna tritarli finemente fino a ridurli in polvere. Quantità boh, dipende (si può sempre riusare per altro).

I gamberi vanno sgusciati (oppure no) e messi a rosolare con un po’ di burro e uno spicchio d’aglio (ci andava? non ricordo. Nel dubbio…). Dopo qualche minuto aggiungere il succo di lime (mezzo va bene) e il vino bianco. La menta va spezzettata e unita tipo prezzemolo.

Per legare il tutto abbiamo usato un po’ di panna… Sì, abbiamo fatto i furbi, ma tant’è, ogni tanto ci vuole.

Top. Vedi foto.

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Evoluzione (breve nota)

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What we were talking about? 🙂

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La prossima volta che faremo la pizza…

Ieri abbiamo impastato e a quanto pare, molto probabilmente, la prossima volta che lo faremo potremo brindare con una bottiglia di birra artigianale!

Piccoli progressi sul fronte impasto: 400gr farina (tra integrale e 00), 4 prese di sale, 50% di idratazione (200gr acqua). Niente olio e poco lievito (tutto quello che avanzava in casa…).

Buona l’idratazione, l’impasto era morbido ma non umido. Qualche problema a stendere, ancora buchini. Ma in generale passi avanti!

Pizze. Tre, anzi “tris”. Degustazione di pizze al fornetto casalingo. La prima, la più semplice, salamino piccante, ricotta, pomodoro e mozzarella. La gourmet: pestato di cipolla, pecorino sardo, tonno, pomodoro e mozzarella. Quella che doveva venire meglio: salsiccia, patatine, gorgonzola, pomodoro e mozzarella.

Dobbiamo inventare dei nomi qui, iniziamo a diventare bravi con gli ingredienti. Vogliamo citare “la Gialla”, pomodorino giallo, stracciatella e pestato di cipolla?

Ma cos’è il pestato di cipolla?

Riportiamo qui l’ultima versione (quantità a occhio). Cipolla o scalogno, mezzo aglio, acciuga. Il metodo del picci, finora il migliore sperimentato, prevede la cottura a microonde di cipolla e acciuga (bicchiere di vetro, dentro tutto, un goccio d’acqua, ricoperto da pellicola). 5 minuti o poco meno. Si pesta o si frulla il tutto con l’aglio crudo!

La versione precedente prevedeva l’aggiunta di un goccio d’olio e di un po’ di grana. Niente acciuga.

La prima versione era la più buona ma mi sono dimenticata.

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Sachertorte doppia

A volte ci vuole. La torta sacher si può riassumere in due parole: cioccolato e burro. Ma l’ingrediente speciale è uno solo: la marmellata. E quando la marmellata la fa la nonna, lontano da Milano e dalla puzza, e quando le albicocche sono del giardino e c’è bisogno solo del grappino per conservarla, allora l’ingrediente speciale diventa segreto e miracoloso. Questa è la storia di una sachertorte doppia, preparata e cotta in un sabato pomeriggio milanese ma dal cuore varesotto. E con una marmellata da dieci stelline.

Riprendiamo la ricetta da GialloZafferano, con le solite aggiunte/modifiche del caso (e ovviamente una marmellata “di casa”).

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Note: ricordiamoci di diminuire la dose di zucchero dell’impasto, la marmellata è già di suo dolcissima.
probabilmente (GialloZafferano non ce ne voglia) è da aggiugere UNA bustina intera di lievito.

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Sorpresa – tagliatelle al nero di seppia

Una bella pasta fresca ogni tanto ci vuole e come regalo per farsi perdonare è il massimo! Ecco la ricetta di quelli che dovevano essere  dei tagliolini e che alla fine saranno delle tagliatelle

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Linguine al salmone praghesi

Se andate a Praga e decidete di fermarvi qualche giorno, Alla ricerca del Losos.

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Paella valenciana por dos! (anzi tre)

Hola! Dopo una rapida consulenza con chi la paella la sa fare, decidiamo, finalmente, di PROVARCI. Anche perché non avremmo potuto scegliere un periodo migliore… La cena da Gufo a base di sangria, polpettine e tapas (buonissime le palle di pane ripiene di formaggio da pucciare nel sugo!), il coupon della Cueva, la paella al bar della Ile per il suo compleanno…Il destino ci stava suggerendo di cucinare spagnolo, evidentemente.

Ok ragazzi, è il momento di fare la paella.

Ricette varie alla mano, ecco che sorge il primo problema. Il riso. Che riso usare per la nostra prima volta? E qui vi diciamo, fregatevene del riso. Andrà bene un arborio, un vialone, un carnaroli, persino un parboiled che a pensarci vengono i brividi. Noi abbiamo usato il vialone, ma poi sta nelle capacità dello chef… (e comunque l’arroz bomba, il riso per la paella per eccellenza, fa tipo 9 euro al kg qui a Milano…)

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  • 300 gr di riso vialone nano
  • paellera 21 cm
  • 1 salamella
  • 1 salsiccia
  • 2 sovracosce di pollo
  • mazzancolle
  • 3 gamberoni
  • cozze e vongole
  • aglio
  • arancia
  • limone
  • 1 peperone rosso
  • piselli
  • scalogno
  • vino bianco
  • brodo di carne circa 700 gr
  • prezzemolo
  • zafferano 1 bust. e paprica dolce mezzo cucch.
  • mezzo peperoncino picc.

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Soffritto di scalogno, peperoncino e aglio in padella, scottare pollo a  pezzetti, aggiungere salamella e salsiccia. Sfumare. Aggiungere peperoni e piselli. Coprire con il coperchio per meno di 10 minuti. Intanto cuocere cozze e vongole al solito modo e poi sgusciarne la maggior parte. Nella paellera, scottare con un filo d’olio le mazzancolle e i gamberoni. Aggiungere il pollo ecc. Dopo un attimo buttare il riso, sfumare con il vino e aggiungere il brodo bollente in cui avrete aggiunto zafferano e paprica dolce. Poco alla volta finché non si asciuga poi aggiungerne altro e ripetere fino a fine cottura. Aggiungere molluschi, rametto di rosmarino, infine il prezzemolo. Spegnere e coprire con carta stagnola per lasciarlo riposare un attimo.

La paella deve avere la crosticina sotto, ma senza bruciare… Noi ci abbiamo mangiato in tre facendo il bis, e ne è avanzata…

“Ogni volta che ci ripenso mi esalto, è venuta troppo bene!”

Non male per essere la prima volta, baby.

Note negative: ci vuole veramente un sacco di tempo!

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Fried chili cheese poppers!

a cura della Marghe

I peperoncini tondi ci sono una volta all’anno, all’Esselunga. E ogni volta ci ricasco, mamma compriamoli che provo a fare i chili cheese. I baci di Satana, li chiamano. Comunque, al di là delle denominazioni, sono la cosa che si avvicina di più ai peperoncini (o peperoni?) che il mio picci ogni tanto, di sabato, mi tiene da parte. Sì, perché si sono farcire facile. Oddio, facile, diciamo che si possono farcire, con tanta tanta pazienza. Insomma sono quelli che si vedono di solito ripieni di tonno/acciughe/olive, sottoaceto… Io invece li friggo.

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  • peperoncini tondi
  • robiola 2 conf.
  • pan grattato
  • acqua frizzante
  • 1 uovo
  • sale
  • farina 4/5 cucch.
  • olio per friggere

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Prima cosa, pulire i peperoncini. Si toglie il picciuolo, si tagliano a metà, si tolgono un po’ di semini a seconda della piccantezza… questa è la parte facile, andiamo avanti. Si prepara il ripieno con la robiola, siate generosi e compattate bene. Ora, per friggerli meglio, prepariamo una pastella con uovo, acqua frizzante, sale, e farina quanto basta per ottenere una crema abbastanza densa. Pucciare i peperoncini nella pastella e poi passarli nel pangrattato. Consiglio, il pangrattato dovrebbe essere molto molto fine. Consiglio 2, rifare questo passaggio per dare un po’ di spessore alla impanatura. Friggere a volontà.

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Linguine del corsaro nero – updated

Ancora, ancora, ancora. Le facciamo una volta all’anno ma ogni volta sono progressi. In realtà avanzavano 250 gr di linguine al nero di seppia (vedi ricetta di riferimento), e prima o poi avremmo dovuto fare il sacrificio di cucinare un bel piatto di pesce. Dunque, linguine al nero di seppia da 1 euro l’etto, cozze, vongole, mazzancolle, gambas giganti, aglio, olio, peperoncino, prezzemolo fresco e pomodorini. Top.

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  • linguine al nero di seppia
  • mazzancolle formato famiglia
  • cozze e vongole 800 gr
  • gambero argentino GRAND KRUST 3
  • aglio qualcosa come due spicchi
  • peperoncino fresco
  • pomodorini q.b.
  • prezzemolo fresco
  • vino bianco Sauvignon delle Venezie (Pasqua) 1 bicchiere

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Il procedimento resta lo stesso con alcune furbe varianti e consigli che solo l’esperienza e la tenacia possono suggerire. Padella, olio, aglio sminuzzato, peperoncino. Non deve bruciare ovviamente. Dopo un po’ pomodorini finché non si spiaccicano —> sughetto. Unire mezzo vino. IL PRE: pulire cozze e vongole. Per le cozze, togliere il bisso e spazzolarle con qualcosa di duro. Per le vongole, metterle a bagno nell’acqua gelata con del sale per farle spurgare. Ripetere l’operazione più volte e alla fine sbatterle una per una per togliere la sabbia. Cottura. Pentolone con olio e spicchio d’aglio, cozze e vongole. Con il coperchio, fuoco vivo, goccio di vino, finché non si aprono. CONSIGLIONE: sgusciamo la maggior parte dei molluschi, a parte due o tre per decorazione. Unire cozze e vongole, gambas e mazzancolle al sughetto in padella e sfumare con il resto del vino. Lasciare la pasta un po’ indietro, tenere MEZZO BICCHIERE DI ACQUA DI COTTURA e un mestolino di sughino delle cozze. Unire anche la pasta in padella con tutte le varie acque e continuare la cottura lì. Deve asciugarsi, cuocere, e intanto fare la cremina. Dovrebbe venire. Tocco finale, il prezzemolo fresco. Ci starebbe bene anche un po’ di bottarga…

Accompagnare con dell’ottimo Sauvignon delle Venezie, da finire in due!

Il sughetto iniziale con i pomodorini ancora interi e il vino in bella vista

Il sughetto iniziale con i pomodorini ancora interi e il vino in bella vista

Fondo di cottura

Il sughino prende forma: uniamo le cozze, le vongole e i gamberoni

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Primo piano del fondo di cottura

Sugo quasi pronto

Quasi pronto. Uniamo le mazzancolle, le cozze e le vongole di decorazione

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Pasta nel piatto con focaccina integrale di accompagnamento e calice di cristallo (?)

Linguine del corsaro nero

Il cordone ombelicale: la pasta non vuole uscire dalla padella

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Il calzone che merita

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per l’impasto:

  • 300 gr farina 00
  • lievito di birra (una bustina)
  • sale 4 pizzichi
  • olio evo q.b.
  • acqua gr 155/160

per il ripieno

  • ricotta
  • salame piccante
  • mozzarella di bufala
  • polpa di pomodoro
  • basilico

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Con questa dose di farina verranno tre panetti da circa 150 gr l’uno, ideale per un calzone e due pizze o tre calzoni o due calzoni e una pizza ecc ecc… Ho aggiunto il sale nell’acqua tiepida per farlo sciogliere e impastato per una decina di minuti.

Per il ripieno abbiamo abbondato di brutto in quanto reduci da un calzone un po’ magrolino. Il salame è stato tagliato a striscioline come insegna Sciuè Sciuè. Chiuso il calzone l’abbiamo ricoperto di polpa di pomodoro, basilico e mozzarella, ma poca perchè essendo di bufala lascia sempre giù un po’ d’acqua e rischia di bagnare troppo il calzone.

La cottura era perfetta, il fondo non bruciato e la quantità di ripieno giusta. Direi che abbiamo rasentato la perfezione. Da rifare migliorandoci ancora!

P.S. la foto al calzone è stata scattata con cellulare e poi modificata con Instangram. Speriamo che in futuro ci sia l’occasione per dedicargli una foto degna di questo nome!

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